marzo 31st, 2011 § 1 commento

In un bar.
In coda alla cassa. Davanti a me un uomo alto pallido viso nevrotico.
L’uomo appoggia venti euro sul banco e dice alla cassiera:”due ricariche Tim”
La cassiera: “ da cinque, da dieci, da quindici”
L’uomo scocciato: “le ho dato venti euro, ovvio due da dieci”
La cassiera: “Chiedo per evitare inconvenienti, come è già successo” (è sottointende con lui)
L’uomo serio :” Non ero io, sarà stato il mio gemello, se mio fratello ha fatto qualcosa me lo dica”
La cassiera: “se non era lei per la privacy io non le posso dire nulla”
L’uomo: “ e no, io voglio sapere, sa cosa faccio chiamo mio fratello”
Compone un numero di telefono ed inizia a parlare a voce altissima, ma tra le domande e le risposte manca il tempo necessario , dall’altra parte del telefono non c’è nessuno.
L’uomo:”senti la cassiera del bar tal dei tali dice che tu hai avuto delle questioni con le ricariche Tim, .. ah non hai avuto nessun problema, lei sostiene il contrario… mi confermi nessun problema …sai che faccio ti vengo a prendere e ti porto qui al bar così lo spieghi tu di persona….”
Guarda la cassiera e le dice” Vado a prendere mio fratello, così chiariamo” ed esce.
.. Azz sagace schizofrenia, me la segno, mi verrà utile prima o poi una sorella gemella.

marzo 31st, 2011 § 2 commenti

Pericolose e maligne sono quelle tristezze soltanto, che si portano tra la gente, per soverchiarle col rumore; come malattie, che vengano trattate superficialmente e in maniera sconsiderata, fanno solo un passo indietro e dopo una breve pausa erompono tanto più paurosamente; e si raccolgono nell’intimo e sono vita, sono vita non vissuta, avvilita, perduta, di cui si può morire.
Se ci fosse dato di veder più oltre di quel che non giunga il nostro sapere, e un poco più in là dei bastioni del nostro presentimento, forse allora sopporteremmo noi le nostre tristezze con maggior fiducia che non le nostre gioie. Perché sono esse i momenti in cui qualcosa di nuovo è entrato in noi, qualcosa di sconosciuto.
I nostri sentimenti ammutoliscono in semplice timidezza, tutto in noi indietreggia, sorge una calma, e il nuovo, che nessuno conosce, vi sta nel mezzo e tace. lo credo che quasi tutte le nostre tristezze siano momenti di tensione, che noi sentiamo come paralisi, perché non udiamo più vivere i nostri sentimenti sorpresi. Perché noi siamo soli con la cosa straniera che è entrata in noi; perché quanto ci era confidente e abituale per un momento ci è tolto; perché noi siamo in un passaggio dove non possiamo fermarci.
Perciò anche poi passa la tristezza: il nuovo in noi, il sopravvenuto, è entrato nel nostro cuore, è penetrato nella sua camera più interna e anche là non è più, è già nel sangue.
E noi non capiamo cosa sia stato. Ci si potrebbe facilmente persuadere che nulla sia accaduto, e pure noi ci siamo trasformati, come si trasforma una casa, in cui sia entrato un ospite. Noi non possiamo dire chi sia entrato, forse non lo sapremo mai, ma molti indizi suggeriscono che il futuro entra in noi in questa maniera per trasformarsi in noi, molto primache accada.
E perciò è tanto importante essere soli e attenti, quando si è tristi: perché il momento, vuoto in apparenza e fisso, in cui il futuro entra in noi, è tanto più vicino alla vita, di quell’altro sonoro e casuale istante in cui esso, come dal di fuori, ci accade.
Quanto più calmi, pazienti e aperti noi siamo nella tristezza, tanto più profondo e infallibile entra in noi il nuovo. Tanto meglio noi ce lo conquistiamo, tanto più sarà esso nostro destino, enoi ci sentiremo, se un giorno più tardi accadrà (cioè da noi uscirà verso gli altri) affini e prossimi ad esso, nel più intimo di noi stessi.
E questo è necessario.
R. M. Rilke
Lettera del 12 agosto 1904

marzo 31st, 2011 § Lascia un commento

“Due settimane fa ho ricevuto una lettera. Avevo un amico che faceva il fotografo. Non era un filosofo, aveva letto pochissimo, ma era un uomo totalmente privo di illusioni. L’ho conosciuto alla fine della guerra. Quando parlavo con lui, a volte mi sentivo un ingenuo. E quest’uomo, a sessant’anni, ha sposato una ragazza e ha avuto un figlio. Allora gli ho detto: ”Ma insomma, lei che non si fa illusioni su niente, come ha potuto fare una cosa simile?”. E lui: ”Eppure è successo, mi sono invaghito di quella donna..”. Trovo che la cosa veramente bella della vita sia l’aver perso ogni illusione e ciononostante fare un atto di vita, essere complici di una cosa come questa. Essere in totale contraddizione con quello che si sa. E se la vita ha qualcosa di misterioso è appunto questo, che pur sapendo ciò che si sa, si è capaci di compiere un atto che va contro il proprio sapere. Non credo che valga la pena di lanciarsi in grandi teorie metafisiche su cosa si il mistero ecc., questo è il mistero: che si possa fare qualcosa che è in contraddizione con tutto ciò che si sa. Una sorta di avventura, e quindi di follia.”

marzo 31st, 2011 § Lascia un commento

Ora mai più vi crederò un vigliacco. Poco fa vi consideravo addirittura come un malvagio, e voi d’un tratto mi avete colmato di gioia; ecco una lezione per me: non giudicare senza esperienza. Ora vedo che non solo non vi si può credere un malvagio, ma nemmeno un uomo molto corrotto. Secondo me siete semplicemente l’uomo più comune che ci possa essere, molto debole, forse, e nient’affatto originale.”
“Voi mi dite che non sono un uomo originale. Notatevelo, per un uomo del nostro tempo e della nostra razza nulla è più offensivo che dirgli che non è originale, che è debole di carattere, sfornito di speciali attitudini e ordinario. Non mi avete neppur fatto l’onore di credermi un buon vigliacco, e sapete, per questo poc’anzi vi avrei mangiato vivo!”

..

febbraio 4th, 2011 § Lascia un commento


Il cinico è spinto da una sete di negazione quasi viziosa, da una volontà di smascherare. C’è in lui qualcosa di diabolico, un gioco perverso dello spirito, estraneo alla ponderazione che è propria dello scettico o di quell’ansioso minore che è il disilluso, il quale può equipararsi allo scettico se innalza le sue disillusioni e i suoi turbamenti al livello della conoscenza.
Lo scetticismo è un perpetuo interrogarsi, il rifiuto istintivo della certezza. E’ un atteggiamento prettamente filosofico, ma paradossalmente non è il risultato di un processo: è innato. In effetti scettici si nasce. Il che non impedisce manifestazioni superficiali di entusiasmo.
Di solito mi considerano un passionale, probabilmente sotto certi aspetti lo sono, ma il fondo resta scettico, ed è questo che conta, l’attitudine a mettere in forse ogni certezza. Indubbiamente abbiamo bisogno di certezze per agire. Solo che la minima riflessione distrugge questo assenso spontaneo. (cit)

4 dicembre – Mi faccio gli auguri.

dicembre 4th, 2010 § 2 commenti

Vedi, io vivo.   Di che?    Né  infanzia né futuro
descrescono…   Un di più di esistenza
mi sgorga nel cuore.
R.M. Rilke

Buona morte.

dicembre 2nd, 2010 § 2 commenti


Ci insegnano a vivere, nessuno ci insegna a morire.
Ci aiutano a nascere, nessuno a morire.
Obbligati a scegliere di morire in modo violento quando si é consapevoli che la nostra vita é al termine, o noi pensiamo lo sia. A scegliere modalità che non riflettono chi siamo, una scelta per noi stessi e nello stesso tempo contro noi stessi e la nostra dignità. Per questo si chiama un gesto estremo, disperato perché ci é negata una buona morte.

Fragilità

novembre 29th, 2010 § Lascia un commento

 Vento,
capovolgimi agitami scuotimi,
spezza il filo, fammi cadere,
precipitare
in una corrente profonda
spingimi al largo
distante
dai pazzi mortiferi
appesi al filo della normalità
trattenuti dall’amo dell’inganno
sorretti dal vuoto della loro perdita
incuranti di ciò che non possiedono.

Essere invisibili

giugno 29th, 2010 § 1 commento

Il desiderio di essere invisibile, guardare da fuori e vedere l’effetto che fa, soprattutto a noi stessi.
Fare il punto della situazione.
Constatare che le cose , anche senza di noi, ritrovano un equilibrio può essere fonte di tranquillità, che la nostra assenza lasci un pieno e non un vuoto ci predispone più serenamente a continuare il nostro cammino.

Tra la folla – maggio 2010

giugno 28th, 2010 § Lascia un commento

Intelligenza del cuore

maggio 23rd, 2010 § Lascia un commento

Proust la chiamava “l’intelligenza del cuore”:
che è misura del mondo, sua inderogabile norma,
sua vera interiore salute.

Blow up – tennis

maggio 20th, 2010 § Lascia un commento

Domenica 25 aprile

aprile 28th, 2010 § Lascia un commento

…il concetto di ordine (scil. nella creazione) non é identico a quello di “senso”. Anche un essere organico, malgrado il suo ordinamento strutturale significante in se stesso non ha necessariamente un senso pieno
nel suo nesso generale… Senza la coscienza riflessiva dell’uomo il mondo é una gigantesca assurdità, perché, stando la nostra esperienza, l’uomo é l’unico essere capace di stabilire il “senso”.
… La significatività sembra sempre essere inconscia in un primo tempo, e perciò può essere scoperta solo post hoc; quindi sussiste anche sempre il pericolo di introdurre senso là dove non ce n’é traccia. Ci occorrono le esperienze sincronistiche per poter giustificare l’ipotesi di un senso latente indipendente dalla coscienza.
Poiché una creazione senza la coscienza riflessiva dell’uomo non ha alcun senso riconoscibile, avanzando l’ipotesi di un senso latente si attribuisce all’uomo un significato cosmogonico, un’autentica raison d’etre.Se invece si attribuisce al creatore il senso latente come programma creativo cosciente, allora sorge la questione: perché il creatore metterebbe in atto tutto questo fenomeno universale quand’Egli già sa in che cosa potrebbe specchiarsi, e perché dovrebbe specchiarsi quando é già conscio di Se stesso? A che scopo dovrebbe creare, accanto alla sua omniscientia, una seconda coscienza minore? Miliardi di specchietti opachi, per così dire, dei quali sa già in anticipo quale immagine potranno riflettere?

Jung – Da una lettera a un collega 1959

Ci sono giorni

aprile 22nd, 2010 § Lascia un commento

Ci sono  giorni

in cui le parole mancano.

Sono i giorni in cui

il silenzio è la voce

del  troppo che straripa

dallo squarcio del cuore.

Un sogno

marzo 31st, 2010 § 3 commenti

 

Fissa una meta, un sogno piccolo ma raggiungibile,

coltivalo con pazienza, concentrati sui dettagli.

Un sogno concreto, semplice, spontaneo, genuino.

Non ci vorrà un’ora o un giorno per realizzarlo,

ti accompagnerà  nei tuoi momenti più difficili,

sarà il tuo rifugio, il tuo cielo libero.

Chiudi la strada delle mille possibilità,

che pensiamo sempre percorribile, perchè  ci confonde.

Concentrati su un desiderio, uno soltanto, uno per volta.

Dal diario di Rilke

marzo 18th, 2010 § Lascia un commento

Pontresina - Febbraio 2010

nel suo diario Rilke scrive improvvisamente, quasi folgorato, questa riflessione: «La voce degli angeli non giungerà agli uomini piegati sotto un carico pesante. La voce li circonderà come vento e strapperà i vestiti sopra i loro cuori. Li farà barcollare, li getterà a terra, li solleverà. E li muoverà come non si sono mai mossi, li agiterà come le onde del mare, li riempirà come gli abissi. Li trascinerà con sé, li porterà via dalla casa e dalla patria, li abbandonerà su isole, li farà fiorire a dare frutti su isole lontane. E terrorizzati dalla morte, li attirerà su navi beccheggianti e in capanne su cui imperversano tempeste. Li salverà proprio sul punto della morte quotidiana e li proteggerà dalla fine, affinché ci siano occhi per guardare il bambino d’oro nato dalla Vergine. E guiderà gli occhi a vedere. Porterà il loro volto innanzi a un altro volto. Guiderà le loro mani a una nobile povertà e i loro piedi su paglia morbida e luminosa. E li accoglierà dopo il cammino con balsami e cristalli di rocca. Allontanerà la polvere dai loro abiti affinché tornino splendenti. Cheterà il loro turbamento, e prenderà il bastone ancora caldo dalle loro mani per farne un albero da frutto e un albero ombroso sopra la culla del mondo ».
Sarà un perfetto, inaudito silenzio, senza più alcuna attesa».

8 agosto 2009

febbraio 20th, 2010 § Lascia un commento

Lima

Sono le 4 del mattino, non riesco a dormire a causa del fuso orario. Mi alzo e faccio una doccia. La camera è umida, le lenzuola sono umide. Siamo arrivati ieri alle 17 ora locale. Ad attenderci Stefano che lavora per l’agenzia viaggi.
A Lima è inverno, fa freddo e umido. La città è coperta da una strana nebbia , sembra irreale. La nebbia, il traffico, le case e i negozi fatiscenti della periferia, la rendono lugubre, poco accogliente. La guida ci porta in albergo, zona Miraflores che con Isidoro erano una volta i quartieri dei ricchi peruviani. Quartieri affacciati sull’ Oceano Pacifico. Doveva essere un posto di una bellezza straripante , prima che il progresso compisse la sua opera di imbruttimento. I ricchi hanno lasciato  la costa, si sono trasferiti verso le montagne, per la nebbia, per il traffico e la voglia di pace. Un tempo non c’era la nebbia a Lima. Arrivati in albergo salutiamo Stefano, lasciamo i bagagli. Prendiamo un taxi verso il centro per mangiare qualcosa,  in riva all’Oceano. E’ già buio, non ho idea di come sia il mare. Il posto non è molto diverso da un nostro squallido e caotico centro commerciale, con la differenza che è all’aperto e avvolto da una cappa umida. Gli effetti della globalizzazione ci uniformano tutti, anche a Lima, KFC con i polletti fritti, Starbucks con i suoi caffè imbevibili, tutti alla ricerca dell’omologazione, una forma di certezza e appartenenza.

Sono le cinque, Giovanni dorme , scendo nel patio dell’albergo e mi accendo una sigaretta.
Penso al viaggio e penso a me. Lima è umida, come la mia anima e l’umido fa male, sarebbe preferibile un secco asciutto, costante, sterile, asettico, meno fastidioso, più salutare.

La Pantera

febbraio 6th, 2010 § Lascia un commento

La Pantera

Il suo sguardo, per lo scorrere continuo delle sbarre,
è diventato così stanco, che non trattiene più nulla.
E’ come se ci fossero mille sbarre intorno a lui,
e dietro le mille sbarre nessun mondo.

L’incedere morbido dei passi flessuosi e forti,
nel girare in cerchi sempre più piccoli,
è come la danza di una forza intorno a un centro
in cui si erge, stordito, un gran volere.

Soltanto a tratti si alza, muto, il velo delle pupille.
Allora un’immagine vi entra, si muove
Attraverso le membra silenziose e tese
E va a spegnersi nel cuore.

R.M. RILKE

Hannah Arendt (2)

febbraio 2nd, 2010 § Lascia un commento

Nell´autunno del 1924, Hannah Arendt, si iscrisse a filosofia, teologia e filologia classica presso l´università di Marburg – l´università dove insegnava Martin Heidegger. Era una bellezza ebrea, una di quelle brune e ricciute figlie di Sion ricordate nel Cantico dei Cantici attorno all´Amato. Aveva “occhi brillanti e scintillanti come stelle quando era felice e appassionata”: vere finestre, dalle quali si intravedeva il vasto lago dell´anima. Amava ridere con gli amici: chiacchierare per ore: essere corteggiata; prendersi gioco di sé stessa e degli altri. Desiderava la felicità con un candore infantile; e, malgrado le sventure sue e del suo popolo, avrebbe conosciuto la gioia leggera degli dèi greci. “Sono molto felice, avrebbe detto venti anni più tardi, perché non si può andare contro la propria vitalità naturale. Il mondo, così come Dio l´ha creato, a me sembra buono”. Possedeva il dono della naturalezza: il senso che tutte le cose che si dicono e i gesti che si fanno sono giusti. Per adattarsi alle speranze del cuore, portava un elegantissimo abito verde. Die grüne, “la verde”, la soprannominavano gli studenti di Marburg.

Aveva grandi mete: ricercare i doni dello spirito, l´essenza della vita, il cuore delle cose, la verità nascosta del mondo. Per lei, era un compito, che imponeva in primo luogo a sé stessa. Voleva diventare ciò che era, realizzando sino in fondo l´idea che Dio aveva posto in lei quando l´aveva creata – a tutti i costi, anche se ciò, forse, avrebbe significato avvilirsi nell´esistenza. Con una parte di sé, era luciferina e intoccabile: indifferente a ciò che la vita le imponeva, perché mai avrebbe potuto intaccare l´essenza adamantina della sua anima. Perciò, durante la giovinezza e la maturità, fu dura, arrogante, cocciuta, piena di disprezzo e di terribili collere, impaziente, sarcastica, sferzante. Non ebbe mai pietà o compassione verso se stessa. Non conobbe il sentimento della vanità personale, perché le premeva realizzare l´idea che Dio aveva posto in lei, idea della quale non aveva nessun merito. Non provava nessuna considerazione di sé: disprezzava o nascondeva i propri sentimenti, fingeva che tutto procedesse bene anche se nell´intimo era disperata; cercava di proteggersi con la più austera e severa discrezione – discrezione che il mondo moderno ha dimenticato. Era generosissima. Il suo primo gesto era quello di sacrificarsi, come aveva appreso da una delle figure essenziali della sua mente, Gesù Cristo.
Come dissero Hans Jonas e Mary McCarthy, quegli occhi radiosi di felicità diventavano, all´improvviso, pieni di solitudine: “profondi, tenebrosi, stagni di interiorità”. La creatura della luce era anche una figlia della notte. La mattina stentava ad uscire dai sogni; e solo a poco a poco riusciva faticosamente a mettere piede nel giorno. Spesso disse scherzando agli amici che non possedeva un´anima: ma, quando inviò a Heidegger la prosa intitolata Ombre, non era altro che anima, un´ombrosa e illimitata anima romantica. Non aveva rapporti con la realtà e gli avvenimenti: viveva solitaria in un sonno incantato: conosceva solo i propri riflessi: provava angoscia, nostalgia, attesa; quella che Goethe chiamava Sorge, la Cura, le oscurava la luce. Il minimo evento, il minimo oggetto, qualsiasi parola potevano ferirla; e spesso si colpiva e si feriva con le sue mani. Ma questo intreccio, nei suoi sguardi di luce e di tenebra, questa alternanza, nella sua esistenza, di felicità leggera e di nostalgia, di dolore e di durezza, attraeva gli amici. In quei vasti occhi, “uno sprofondava e temeva di non poter più riaffiorare alla superficie”. Per tutta la vita, il suo fascino attrasse coloro che la incontravano: studenti ebrei e cattolici, professori, romanzieri, poeti, portieri, albergatori, editori, giornalisti alla caccia di interviste. Scrisse cose bellissime: ma il suo incantesimo veniva da più lontano, dall´essenza segreta della persona, da quel dono occulto che qualcuno – forse il Dio della Bibbia – nascose dentro di lei.
(tratto da un articolo di Pietro Citati, “la Repubblica”, 15-16 luglio 2003)

Il mio Nord

febbraio 2nd, 2010 § Lascia un commento

Groviglio di rami spezzati
che il vento si diverte
a far rotolare nella pianura
di un deserto immobile,
in cui la notte è fredda, buia
senza orizzonte.
Cerco il mio Nord
per non smarrirmi.
Alzo lo sguardo al cielo.
E’ immenso, respira.
Cerco una stella
sarà il mio Nord.

Il mendicante

gennaio 18th, 2010 § Lascia un commento

Il mendicante stava in piedi
guardava negli occhi la gente passare
la sua mano era tesa, gonfia, rossa
non infreddolita, ma piena del suo cuore.
Gli offrivano monete per non sentire,
per compassione, ragione da pulire.
Ogni giorno tornava a casa
con la mano ancora gonfia, piena, rossa.
Ogni giorno tornava con il suo cuore
che nessuno colse
per amore.

Petalo II

gennaio 10th, 2010 § Lascia un commento

Un incontro
su un petalo di fiore
che si schiude
nel mondo degli opposti
e nella luce della notte
sboccia una nuova stella.

Il tema di Ada.

gennaio 5th, 2010 § Lascia un commento

Il tema di Ada

E.: Ciao

S.: Ciao. Ci rincontriamo

E.: Credo succederà sempre più spesso

S.: Sono malinconico

E.: Non dovresti.

S.: Mi tieni ancora le briglie

E.: Devo,  potresti farle del male

S.: Guarda! si sta dondolando sulla poltrona. Ha gli occhi chiusi. Ci ascolta e cerca di immaginarsi come siamo, tenta di personificarci.

E.: Io so come ti vede. Per lei ora tu sei Ada, la pensa da giorni, non le esce dalla testa e si chiede perché.

S.: Ada. E tu chi saresti.

E.: Io? Indovina.

S.: Vediamo, un vecchio, severo, rigido, con panciotto e favoriti, un tipo come Johann Buddenbrook, il dovere, la norma?

E.: Esatto, bravo!  Tempo fa c’ero solo io ma non sapeva della mia esistenza, fino a che sei arrivato tu. Un fiume in piena, ti aveva dimenticato e nascosto.

S.: Ah! Bei tempi. Tu ripudiato, odiato, ascoltava solo me. Con lei passavo ore, immobili.  Viaggiavamo, un’immagine dopo l’altra, fino a confonderla.

E.: Ed é per questo che mi ha richiamato. Ci ha fatto incontrare e  assegnato un compito.

S.:  Stabilire un equilibrio. Lei ci guarda, ci ascolta.

E.: Non si fida ancora di noi. Teme che uno di noi due prenda il sopravvento.

S.: Non sarà semplice.

S.: Ora pensa a Ada, a me.

E.: L’hai turbata, apre gli occhi. Arrivederci S.

S.: Arrivederci E., alla prossima.

18 dicembre

dicembre 18th, 2009 § Lascia un commento


Questa sera nevica. Mi piace guardare la neve cadere nel buio e nel silenzio. Giovanni rientra in casa e con lui una ventata di vita. E’ uscito a fare un giro sotto la neve, in bicicletta. E’ eccitato. Felice mi racconta che è caduto dalla bicicletta e che è rimasto sdraiato sul prato a guardare la neve cadere (appartiene alla categoria dei romantici). Mi abbraccia, è tutto bagnato e freddo, mi dice che è bello guardare la neve cadere e che dovrei scrivere una poesia. Gli rispondo che è vero, è bellissimo quando nevica, ma niente ispirazione e niente poesia. Parla, parla, la sua voce cristallina riempie la casa. Mi racconta del gatto di Elisa, del nostro gatto, del compito di arte che deve preparare: disegnare tre sedie “inedite” ed é sicuro che mi divertirò ad aiutarlo, (ahi!) . Mi dice che in casa questa sera c’è una bella atmosfera, calduccio, albero di natale e luci soffuse. Ha ancora il candore che tocca al cuore, come la neve.

Gio

Dalla finestra

dicembre 15th, 2009 § Lascia un commento

Guardo dalla finestra per fermare il pensiero.  Gli alberi  richiamano l’ attenzione e miei sensi. Il platano d’autunno con le sue foglie dai colori caldi e tremanti, mosse dalla brezza cadono lentamente con eleganza, pacate, dignitose come lacrime prive di passione.O più in là il salice, dai lunghi rami sinuosi che invita ad unirti a lui, in una danza leggera del cuore, lontano dalle  cose terrene e dalla  pesantezza di quel quotidiano fare che spesso perde misura e giudizio.

Rilke 4 dicembre – Alla Musica.

dicembre 4th, 2009 § Lascia un commento

2008 - India

Ringrazio Ulderico, sensibile traduttore di Rilke,  a cui sfacciatamente ho richiesto una poesia per il mio compleanno e da persona gentile quale è me l’ha inviata. Grazie.

come ti avevo promesso eccoti una poesia di Rilke, è una poesia che fa parte delle opere postume non pubblicate in vita da Rilke . L’ho tradotta stamattina per te.

Rainer Maria Rilke
Alla musica

Musica: respiro delle statue. Forse :

silenzio delle immagini. Il linguaggio quando
i linguaggi si arrestano .Tempo,
che diritto resta verso dove precipitano i cuori.
Sentimenti per chi?O, tu, metamorfosi
dei sentimenti in cosa? In paesaggio che puoi udire .
Tu straniera : Musica. Spazio del cuore che ci oltrepassa .
L’ addio che più ci appartiene e che oltrepassandoci
di là da noi trabocca, sacro :
perché la nostra interiorità ci è intorno come
la lontananza più familiare, come l’altro

versante dell’aria :
pura,
immensa,
non più abitabile .

Traduzione di Ulderico Pomarici

Mi faccio gli auguri di buon compleanno.

dicembre 4th, 2009 § Lascia un commento

Perù - 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla rinascita. L’ampliamento.

Inizialmente la personalità è raramente ciò che sarà in seguito. Per ciò sussiste, almeno nella prima metà della vita, la possibilità di un ampliamento e di un cambiamento. Esso può avere luogo attraverso un accrescimento dall’esterno, cioè per il fatto che nuovi contenuti vitali vengono immessi dall’esterno e assimilati. In questo modo si può sperimentare una crescita sostanziale della personalità. Si è inclini a supporre che questo ampliamento venga solo dall’esterno; su ciò si fonda il pregiudizio che la personalità si sviluppi, se la si sottopone quanto più possibile a sollecitazioni esterne. Ma quanto più si segue questa formula, quanto più si pensa che la crescita venga dal di fuori, tanto più ci s’impoverisce nell’intimo.

Se dal di fuori ci afferra una grande idea, dobbiamo comprendere che ciò accade solo perché in noi qualcosa corrisponde ad essa e le si muove incontro.

La ricchezza consiste nel possedere la disponibilità psichica a ricevere. Tutto ciò che viene da fuori, come del resto tutto ciò che emerge da dentro, diviene nostro solo se siamo capaci di un’ampiezza interiore, che corrisponda alla grandezza del contenuto che si incontra fuori o dentro.

La crescita effettiva della personalità è il divenire coscienti di un ampliamento che scaturisce da fonti interiori. [ ] Si dice perciò giustamente che l’uomo cresce secondo la grandezza del suo compito. Ma egli deve avere in sé la capacità di crescere, altrimenti neppure il compito più difficile può servigli; egli rischia piuttosto di essere spezzato da esso.

(da Anima e morte – Sul rinascere.     C.G.Jung)

Effetti collaterali da dipendenza televisiva

dicembre 3rd, 2009 § Lascia un commento

Perù - agosto 2009

novembre 21st, 2009 § Lascia un commento

domenica 15 novembre

novembre 16th, 2009 § Lascia un commento

Due passi

novembre 16th, 2009 § Lascia un commento

E’ un po’ come avere scoperto di non poter volare solo agitando le braccia e non accettare questo dato di fatto. Ed invece l’uomo è riuscito a volare proprio quando, dopo avere accettato l’idea che esistevano delle leggi naturali che impedivano o consentivano il volo, a seconda della specie, è riuscito, studiandole, a svelare le leggi sulla gravitazione dei corpi e sull’aereodinamica. Accettando allora la sua natura e imparandone le particolari leggi è riuscito ad alzarsi in volo. Si è così  liberato allora di una sua visione mitologica del volo (il mito di Icaro), ed è riuscito a superare i limiti della propria specie. Dal punto di vista del determinismo sociale non ha senso illudersi di poter trovare la propria libertà attraverso la negazione degli altri (l’individualismo è solo una forma di alienazione, e quanto più diventa egoismo tanto più si trasforma in solitudine), o solo attraverso la competizione sociale che porta allo scontro in senso marxista, ma sarà necessario capire le leggi che regolano la vita sociale, leggi che attengono al funzionamento della struttura sociale, ma anche alla biologia ed alla psicologia individuale e collettiva [..] Potremo allora affermare che pur non riuscendo a liberarci dell’istinto all’aggressività, grazie alla conoscenza delle leggi psico-biologiche che lo inducono, saremo riusciti a superarlo, non semplicemente negando vanamente gli altri ma comprendendo quanto di comune abbiamo con gli altri. La libertà quindi è solo un mito, ed un mito che perseguito acriticamente porta alla negazione degli altri; ciò che invece ci rende responsabili ed in grado di scelte autonome è la conoscenza. Per concludere possiamo affermare con J. Sauvan che: “La libertà comincia dove finisce la conoscenza”, ma anche che senza conoscenza non vi è libertà di scelta.  (Henry Laborit)

L’anima salva

novembre 7th, 2009 § Lascia un commento

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Perù - agosto 2009

 

L’anima salva 
si accompagna
al nunzio dell’ombra
e al latore di luce
non concede il passo
al disincanto e all’illusione
e in indivisa pace
si ricongiunge al mondo

Requiem

novembre 4th, 2009 § Lascia un commento

 ed ecco per te il mio requiem senza parole con la bocca piena di erba e di felci azzurre ecco il mio requiem della corifera che non è creduta, della Cassandra che è vilipesa magnifico esempio di segreta impresa tu solo mi esalti e mi incanti perché sei colui che non si può prendere ed essendo fermo sulle rive del Gange in perenne contemplazione aspettando che passi la pagliuzza d’oro della conoscenza e dell’era eterna tu che sei scaltro più della pietra e più duro del sasso e che pensi perennemente pensi alle ere pitagoriche e che veneri Socrate e che infine sei Paolo di Tarso atterrato dalla fede infinita ebbene io ti disarcionerò dal tuo cavallo d’amore filiale desiderante farò di te un martire dell’ombra perché il segreto della tua tristezza è l’ordine e il disordine delle cose create perché io non sono dissimile a tua madre a Cerere eterna e infine sono anche la primavera che si mette sugli alberi insieme alla rugiada e tu ami la rosa della vergogna che mi trovo appuntata sul petto e tu le esalti e le scorri con le tue dita feconde. Potessi così capire il mio desiderio che si apre il fiore della carne infinitamente bella e trovarvi dentro il seme insaziabile dell’amore e dell’ebbrezza potessi sprezzante te spargere sangue insieme disseminare la discordia degli abissi perché sei il murmure pieno e il precipizio delle albe e perché infine tu conosci il senso della bellezza. Io aborro pensare ma aborro anche muovermi nel caos infinito. (A. Merini)

R.M. RILKE Appunti sulla melodia delle cose.

novembre 3rd, 2009 § Lascia un commento

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Perù - agosto 2009 - L'Oceano

XXXVII Tutti i loro errori e dissidi derivano dal fatto che gli uomini cercano in se stessi l’unanime concordanza e mai nelle cose che stanno dietro di loro, nella luce, nel paesaggio, nel principio e nella fine. Così facendo perdono se stessi e non ottengono nulla. Si mescolano perché non sono capaci di unirsi. Si sostengono l’un l’altro e tuttavia il loro passo è incerto perché, deboli, entrambi vacillano; e in questa reciproca volontà di sostenersi disperdono tutta la loro forza così da non poter percepire nemmeno l’eco del frangersi di un’onda che giunge da fuori.
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Perù - agosto 2009 - L'oceano

XXXVIII Ogni forma di comunanza presuppone, tuttavia, una moltitudine di diversi esseri soli. Prima di loro stava semplicemente un tutto, privo di ogni relazione, compiuto in se stesso. Non era povero né ricco. Nell’istante in cui alcune sue parti si sono staccate dall’unità materna per crescere lontane, il tutto è entrato in contrasto con loro. Ma non gli sfuggono completamente. La radice nutre i frutti anche quando no sa della loro presenza.

XXXIX Noi siamo come i frutti. Pendiamo da pochi rami intrecciati e ci accade di sfiorare molti venti. Quel che noi possediamo è la nostra pienezza matura, il dolce succo e la bellezza. Ma la linfa che ci fortifica scorre in unico tronco da una radice lontana che si è fatta immensa passando tra i mondi e in tutti noi. E se vogliamo testimoniare della sua potenza, ciascuno di noi dovrà disporne secondo la natura particolare della propria solitudine. E quanti più sono i solitari, tanto più grande sarà la solennità, la commozione e il potere della loro comunanza.

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Come mi vuoi

ottobre 30th, 2009 § Lascia un commento

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ottobre 26th, 2009 § Lascia un commento

Perù 2009

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La bellezza come autenticità.

 Autenticità amorale .

 richiede coraggio

 il riconoscersi non liberati.

Faccio non sono

ottobre 16th, 2009 § Lascia un commento

Perù - agosto 2009

Perù - agosto 2009

La casa è vuota, silenziosa. Mi alzo.
Il gatto mi segue. Si struscia contro le mie gambe.
Riempio le ciotole, acqua e crocchette.
Verso il caffè.
Accendo la prima sigaretta. Quella del condannato a vivere.
Mi faccio accarezzare dai pensieri del mattino, i più distaccati, rivelatori.
Seguendo il filo dei pensieri o la melodia di una canzone, scelgo i vestiti distrattamente, apro l’acqua della doccia. Bollente.
Nella doccia mi disinquino.
L’aria calda del phon, dissolve il vapore sullo specchio, rifletto, non vedo.
La sequenza delle azioni è un rituale, l’ultimo gesto,. sacro.
Scelgo la matita per gli occhi, davanti allo specchio traccio decisa il filo di colore.
Come un clown davanti allo specchio nel suo camerino prima dello spettacolo o come un indiano pellirossa che si dipinge il volto prima di un attacco.
Ecco, sono pronta per uscire e fare. Faccio, non sono.

 

la delicatezza é un segreto

ottobre 12th, 2009 § Lascia un commento

11 ottobre 2009 - per strada

11 ottobre 2009 - per strada

Un segreto
come quello di alcuni
 giardini chiusi
dai quali sale in alto
 solo il profumo.
11 ottobre 2009 - per strada

11 ottobre 2009 - per strada

tratto da “Io, Hannah Arendt” di A.Prinz (prima parte)

ottobre 7th, 2009 § Lascia un commento

 

Hannah Arendt

Hannah Arendt

“Ho passato tutta la mia infanzia e metà della mia giovinezza a fare più o meno come se per me fosse la cosa più semplice e spontanea del mondo, per così dire, la più naturale, corrispondere a tutte le aspettative. Forse per debolezza, forse per compassione, ma di sicuro perché non sapevo fare altrimenti”. 

 

..da bambina e da ragazza non fosse mai stata abbandonata da un senso di irrealtà. Il suo sapere scriveva Hannah, parlando di sé in terza persona, rimaneva “isolato e appartato”, la sua vita era “ripiegata su se stessa” e il presente le scivolava di dosso perché si abbandonava ad una vuota “nostalgia”.

 Era pervasa da una strana, indefinita nostalgia. “Io non intendo una nostalgia verso qualcosa di determinato – spiegava in Die Schatten – piuttosto una nostalgia come qualcosa che può rappresentare una vita e divenire per essa costitutiva”.

“Ho sempre saputo – fin da ragazzina  –  di poter esistere solo nell’amore. E avevo per questo una tale angoscia che io potessi semplicemente perdermi, che mi toglievo la mia indipendenza”.

Hannah scrisse su quello che un tempo era stato il suo maestro:”di conseguenza, quello che in Heidegger appare come “caduta” sono tutti quei modi dell’essere umano che conseguono dal fatto che l’uomo non è Dio e vive con i suoi simili nel mondo.Ciò che Heidegger intendeva come “caduta”, caduta dalla vita autentica Hannah l’avrebbe compreso come una fortuna propriamente umana. E’ la fortuna di non essere un Dio solitario, ma piuttosto di vivere con i propri simili in un mondo comune, che può essere formato soltanto insieme.

Il distacco di Heidegger dal “Si”, la sua convinzione che soltanto da soli, nell’allontanarsi dagli altri uomini si possa trovare se stessi, portarono ad una rappresentazione divina  dell’essere umano: un dio eroico, ma molto solitario.Paragonava se stesso a un soldato che inoltrava sul fronte dell’Esserci. Questo attacco lo si poteva intraprendere soltanto da soli, senza aiuto. Probabilmente dipendeva da questo convincimento il fatto che Heidegger risultasse così inaccessibile agli altri e fosse così attento a respingere ogni legame personale. Questo Esserci non è un baluardo di sicurezza e protezione al contrario è un “peso”. Al temine della nostra vita ci aspetta la morte, non quella di un altro, ma la tua e la mia. Nel riconoscimento e porre questa condizione fondamentale dell’Esserci si dà l’autenticità della vita. Nella dimensione dell’autenticità ci aspetta però l’angoscia, non l’angoscia verso qualcosa di determinato, ma l’angoscia come sensazione fondamentale senza fondo. Perciò l’impulso naturale di ogni uomo è fuggire questa esperienza.  

Heidegger e Jasper erano amici, si sentivano legati nella filosofica “comunità della lotta”. Ma Hannah si accorse presto che grandi differenze intercorrevano fra questi due uomini.

Se Heidegger era il suo adorato genio, Jasper rappresentava una figura paterna degna di rispetto. Se qualcuno riuscì a farla maturare, “condurla alla ragione”  questo fu Jasper, come Hannah scrisse una decina di anni più tardi. Con Jasper Hannah imparò qualcosa che non aveva ancora conosciuto.

Fino a quel momento nel suo rapporto con gli altri Hannah aveva conservato una profonda estraneità, nel suo intimo c’era sempre un angolo inaccessibile agli altri che la separava da loro. Jasper al contrario, tentava di esternare i suoi pensieri nel modo più chiaro e comprensibile e senza riserve, si esponeva e questo se lo aspettava anche dai suoi interlocutori. 

Per Hannah questo atteggiamento fu come una rivelazione. Fino ad allora le era sembrato naturale che soltanto un’interiorità chiusa potesse trovare se stessa. Ora aveva capito che per esperire qualcosa di se stessa doveva uscire fuori di sé, mostrarsi e questo voleva anche dire esporsi.

Nel suo libro Vita activa lo avrebbe detto in questo modo: “Tale rischio di apparire come qualcuno in relazione con gli altri, lo può assumere su di sé solo chi è disposto a muoversi nella relazioni con gli atri tra pari e a spiegare chi egli sia e a rinunciare all’estraneità originaria”.

Hannah non poteva cambiare pelle dall’oggi al domani. Non era semplice per lei scuotersi di dosso le sue paure infantili. Ma sotto l’influsso di Jasper a poco a poco riuscì a trovare una via d’uscita dalla sua auto reclusione.

Le conversazioni tra lei e Jasper le valutava così:”Non si pensa: oh questo non lo dovevo dire, perché lo offenderà. La fedeltà nell’amicizia è così grande che si sa che niente può essere offensivo”.

Hannah avrebbe rinunciato volentieri a un’esistenza priva di mondo. Hannah desiderava diventare “visibile” e scoprì di avere bisogno non solo di intelligenza e profondità, ma anche di coraggio. E trovò il coraggio di cambiare, di rinunciare a se stessa, alla sua particolarità, per imparare a “diventare un essere umano fra altri esseri umani”

(continua)

Cane nichilista

ottobre 6th, 2009 § Lascia un commento

pausa ..

arimo ...........

domenica

settembre 20th, 2009 § Lascia un commento

Esco . Prendo la funicolare. C’é molta gente.
Un salto  a vedere la mostra di Ernesto.
Troppa folla, vado in Rocca, lì c’é silenzio e scrivo.
In questo periodo ho angoscia-
Non riesco a trovare il reale nel reale.
Mi consolo ripetendomi che era follia prima.
Quell’adattamento razionale alla realtà
le mie certezze
dove tutto era definito,
così definito e finito.
Era tutto “finito” e per questo già morto

Il mio rifugio

settembre 12th, 2009 § Lascia un commento

Un posto silenzioso, nella natura, ascoltarla, tranquillamente accoglierla. Senza dover cercare qualcosa in particolare. Immagino la mia baita. Mi piace pensare che sia semplice e piena. Con un bell’orto, il senso del tempo senza orologio. Un prato , fiori, niente recinzione e cancelli. Un posto in cui poter leggere, scrivere, scaldarmi al sole, dipingere. Grandi tele sul prato, mischiare i colori così come vengono senza nulla in particolare da dipingere. Andare a far legna per il  camino. Ricevere chi mi viene a trovare, anche solo per godere di un po’ di silenzio. Ascoltarli se hanno voglia di raccontare. Mi piacerebbe raccontare ancora favole a qualche bambino, dove i personaggi prendono forma da soli, un posto un po’ magico. Vedere un arcobaleno e ricordarmi di quando si “giocava” agli innamorati con i miei figli. “Quanto mi vuoi bene?” ,“Tanto”, “Tanto quanto?” ,“Tanto quanto l’oceano”, “Io di più”, “ Tanto come un arcobaleno, senza inizio e fine” . Penso a questo ogni volta che ne vedo uno.

Si é dipinta l’opera

settembre 1st, 2009 § Lascia un commento

Si è dipinta l’opera scegliendo i colori, i dettagli, gli sfondi e gli oggetti. La mano é stata guidata dai codici acquisiti, riconosciuti e fatti propri. Per quanto possa apparire bella rimane un senso di incompiuto.
Tutto ha un suo ordine, un suo posto, una simmetria, un equilibrio, in cui i contorni sono ben definiti , rassicuranti. E’ apprezzata . Ma ferma, immobile e sterile.
Ti fermi fai entrare nuova luce. La parete bianca opposta riflette l’opera sfumando i contorni e ti smarrisci. Fino a quando il tuo guardare si predispone ad accogliere senza pregiudizi e senza la ricerca della certezza dei contorni. Quello sfumato semplifica, allarga, riporta all’essenza e in quelle immagini riflesse intuisci l’esistenza di un tutto e di un insieme. Una possibilità e un tentativo.

chiudo gli occhi

agosto 28th, 2009 § Lascia un commento

Chiudo gli occhi
odore di buono da trattenere
calore che trapassa
immagini che scorrono
parole che si intrecciano
trama che prende forma
veloce svanisce
ricomincio

Giovanni

luglio 28th, 2009 § 1 commento

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La guerra

La guerra distrugge la Terra/più ci evolviamo/più ci uccidiamo/Se facciamo attenzione/non ci sarà distruzione/se tutti vi arrenderete/di morti non ne avrete./Con i carri armati distruggiamo i campi arati/
Alla strage della fanteria si unirà l’artiglieria/BASTA FARE LA GUERRA. (giovanni)

Sul mio balcone.

luglio 27th, 2009 § Lascia un commento

07062009-DSC_0100Il desiderio di vedere sul mio balcone un fiore di rara bellezza mi accarezza ogni nuova estate. Ma so che  i fiori ricercati sono  i più delicati, i più bisognosi di cure, ma nel mio andar di fretta, nel mio: “li bagno domani” ,  le pianticelle  avvizzirebbero e inaridite, senza linfa vitale, lentamente morirebbero.

L’arrivo di una nuova estate mi metterà ancora una volta di  fronte ad una scelta.

Sarà nell’estate più matura che prediligerò un fiore diverso,  alla ricerca della bellezza più particolare, quella più celata, difficile da scorgere e da far crescere. Escluderò il comune geranio e la surfinia. E consapevole che non per sempre godrò di nuove estati, la volontà sarà forte nel dedicargli le cure e il tempo necessari. Permettere  alla pianta di germogliare e fiorire.

..magari ci si rivede a Dachau.

luglio 27th, 2009 § 2 commenti

Siamo un paese di “stupidi”  e ne facciamo sfoggio senza riserve. Per cambiare questo “stato di stupidità ”  prima che diventi endemico e geneticamente trasmesso alle nuove generazioni,  sarebbero  necessarie almeno due volontà semplici. La prima: spegnere la televisione, la seconda: accendere il cervello. Semplici e complicate da attuare perché si intuisce e si intravede, la misura dell’abisso.

Per questo si preferisce essere lobotomizzati e artificialmente felici; la paura , il poco coraggio nel volersi fermare e guardare indietro  ci fa andare avanti, dominati. Se ci si sente “inquieti”, non si indaga, non ci si ferma a riflettere, lasciamo che meccanismi di comportamento, ormai acquisiti spingano la nostre azioni.

Siamo tristi? Una visita dal concessionario e cambiamo la macchina (pensando di cambiare pelle e identità), rinnovare il guardaroba, qualche lampada che ti fa più sano e più bello, al limite una ritoccata a tette e culo o un trapianto di capelli, una scappata in palestra, perché bisogna essere in forma e sfuggire alla vecchiaia,  sfuggire al naturale corso della nostra esistenza, sfuggire alla morte, con il desiderio di vivere più a lungo possibile, rincorrere l’immortalità attraverso l’eterna giovinezza del corpo, ma a che scopo, con quale fine. Marinella, (annunciatrice tv, personaggio dell’invisibile Daniele Luttazzi) presentava  la Messa così :“ un giallo senza finale a sorpresa”, e così è la nostra vita.  Ma desideriamo essere così “reali” pensando di poter vivere un finale diverso.

Se l’odore di morte è più forte  ci   aggrappiamo  alle cose materiali, falsamente vivi,   ci affanniamo ad ingannarci e a corromperci.

Questa sera bagno di folla in città, cosa che faccio  raramente, come guardare la tv , che  non vedo da quasi due anni. Mi siedo, ceno in piazza e guardo. Tutti uniformati, si distingue qualche turista dei voli low cost di Ryanair. Non mi riconosco e mi dico che forse val la pena starsene a casa. Non riesco più ad arrabbiarmi,  ma ciliegina sulla torta: ecco comparire in Piazza Vecchia la “ronda”. Neanche fosse la stazione Centrale di Milano, ma anche lì a che servono le ronde? . Ma da quali pericoli ci devono proteggere? Immigrati, drogati, prostitute … penso alle “facce di chiulo” dei  nostri politici, e del  Vaticano, i dominanti a braccetto,   ai loro sorrisi sornioni soddisfatti nel vedere compiersi sotto i loro occhi , le conferme delle loro “strategie” (loro pensano!). Con le ronde stanno preparando una rete di controllo del territorio, una volta creata, nelle ronde  ci infilano le teste calde, gli uomini fidati e il gioco è fatto, ecco un esercito, una struttura parallela armata, a completo servizio dei padroni.

I “rondisti” si  mettono in mezzo alla piazza, con un fare , “in odore di potere” datogli dalla divisa. Sono ridicoli e ci sarebbe da ridere, ma mi viene difficile. Mi sale una rabbia, mi rendo conto che stanno  limitando la libertà dei deboli, ma anche la mia e sono degli “stupidi” qualsiasi  che si prestano ad un gioco subdolo con regole e finale già scritto, mi chiedo se ne sono consci.  Mi sale rabbia perché nessuno vuol vedere o rileggere la storia, non ci vuole un gran cervello per capire, ma a chi importa? Chi vuol rinunciare ad essere lobotomizzato, si aprirebbe un vuoto cosmico. Finirà un’altra volta con le liste di proscrizione?

Ci sono tutti gli ingredienti, paura, crisi economica, status raggiunto da difendere, mezzi di informazione “a servizio”, la televisione per eccellenza , potente voce di  un’informazione pilotata e madre del pensiero unico.

Pagheranno i ribelli, i vivi,  i deboli  e i nemici creati a tavolino, pagheremo tutti.  Chissà magari ci si rivede in un Club Vacanze a  Dachau.

Abbiamo tutti dei figli e ho timore per il loro futuro e vorrei  per una volta un gesto “reale”:

 mettere al rogo la tv. Ricreare il silenzio, quello prima di ogni creazione e di ogni metamorfosi,  e rimetterci in contatto, non con il “reale” ma con un altro mondo possibile che possa fare di noi Uomini migliori.

Passi.

luglio 24th, 2009 § Lascia un commento

Dalle scale arriva un rumore. Rumore di passi. Tacchi a spillo. Intensità diverse tra un passo e l’altro come se la donna fosse zoppa. La immagino con un vestito elegante. Un travestimento. Quell’ incedere “zoppo” tradisce la sua mancanza di leggerezza e di bellezza. Zoppa anche nell’anima.

Strane visioni

luglio 23rd, 2009 § Lascia un commento

1968.jpgSono in macchina, sono senza sigarette e faccio una deviazione in direzione del tabaccaio del paese. Compro le sigarette, risalgo in macchina e imbocco la via principale dietro al Municipio. La via costeggia il viale della Chiesa di San Sebastiano. Il viale e il sagrato sono stati ristrutturati qualche anno fa, gli alberi sono cresciuti e abbracciano il viale. Il sagrato e il viale sono vuoti, sembra che tutti si siano dati appuntamento da qualche altre parte.
La simmetria degli alberi e l’ordine che regna mi danno un senso di serenità.
D’improvviso il viale e il sagrato si popolano di persone. Sono vestite a festa, c’è il sole, tutti sembrano allegri, in attesa, fintamente indaffarati. Le donne in tailleur tinta unita, con i capelli cotonati, sandali tipo Chanel neri con il cinturino alla caviglia e la borsetta sottobraccio abbinata al colore delle scarpe. Gli uomini ben sbarbati, con l’abito doppiopetto, grigio o blu gessato, scarpe nere lucidissime e i capelli con la riga.
Vedo i miei parenti liguri, Flavia, cugina di mia mamma, ride e parla, parla, suo marito un bel uomo abbronzato, affascinante, mi sono sempre chiesta come avesse potuto sposare Flavia. Mia mamma è a disagio, in molte occasioni la vedo così, come se non fosse mai il posto giusto dove stare, sempre in allarme, sospesa, a difendersi dai pericoli che vede in ogni angolo della vita, sorride timidamente. Mio padre non lo vedo, di sicuro si è dimenticato qualcosa di importante da fare all’ultimo minuto e ha fatto una “scappata” da qualche parte. Ci sono anch’io. E’ il giorno della mia Prima Comunione. Sono carina, delicata, ho paura di rovinare la veste lunga, bianca. E’ un giorno speciale e sono agitata, un po’ sperduta. Ho la croce al collo, scarpe bianche e guanti bianchi di raso. Mi piacciono i guanti bianchi è un tocco femminile, un tocco che non mi concedo mai con il mio fare la dura vestendomi da maschio. Ho i capelli sciolti che arrivano all’altezza delle spalle, anche quelli mai troppo lunghi, un cerchietto di roselline bianche mi dà un’aria candida. Mi piace guardarmi, mi faccio tenerezza.
Tutto si dissolve.
Non ho nessuna fotografia della mia Prima Comunione, chissà se tutto era davvero come me lo sono immaginato.

Un istante

luglio 14th, 2009 § Lascia un commento

Sull’albero che scorgo dalla finestra si posano dei passeri.
I giovani rami si piegano accogliendo la loro sosta, flettendosi morbidi.
I rami mossi dal peso e dal vento li cullano dolcemente.
D’improvviso i passeri riprendono il loro volo.
Flettendosi i rami hanno permesso all’uno di unirsi all’altro, un insieme.
E’ un istante, la sua bellezza.

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