In questo preciso istante io dovrei tornare, svegliare Azariah e dirgli: mio caro, questa è la risposta che invano cercano il tuo Spinoza e il signor Hugo Boxel e tutti quei sognatori che continuano a domandarsi se sia rimasto al mondo un briciolo di giustizia e, in caso affermativo, dove si trova? Buongiorno Azariah, svegliati, e anche tu Rimona, su, metti il bollitore sul fuoco, sono partito e sono tornato e ho scoperto dove sta di casa la giustizia: solo nei sogni. Giustizia per tutti, e in abbondanza, per ciascuno secondo le sue possibilità e i suoi bisogni, perché lì nei sogni, c’è il vero kibbutz, come dovrebbe essere. Perché nei sogni neppure il capo di uno stato maggiore può dirti che cosa fare e cosa non fare, nemmeno a se stesso può dirlo, perché dorme come un gatto, senza divisa e senza gradi e senza niente. Andate a dormire compagni la giustizia vi sta aspettando laggiù, dentro i sogni. Solo io starò sveglio. Io non voglio dormire, voglio impazzire. Non cerco nessuna giustizia, io, cerco la vita. Che è più o meno il contrario della giustizia.
Questo impulso interiore, il desiderio di prendere e dare tutto quello che si ha per qualcosa che non potrà mai esistere, ha una vaga somiglianza con il moto dell’universo stesso, l’orbita delle stelle, l’alternarsi delle stagioni. La parola giusta è forse, spasimo.
Ho pensato che la morte verrà da me una mattina d’inverno e che la mia vita si concluderà senza che io sia arrivato nemmeno a una definizione, per quanto irrilevante, senza che io abbia capito nulla di nulla. In quel momento mi è spiaciuto per il mio flauto, che dopo trent’anni non ha avuto da me altro che esecuzioni mediocri, certo non stonate tuttavia senza mai conoscere nemmeno qualche istante di perfezione, di estasi.
Da remote profondità dentro di me, è giunta una specie di quiete. Come se fossi diventato un altro. Come se fossi riuscito ad eseguire dal mio flauto un brano particolarmente difficile, un brano che provavo invano da molti anni. Come se fosse sorta in me la fiducia che d’ora in poi sarei stato capace di suonarlo sempre, senza stecche e persino senza una particolare fatica.
Il principio che mi anima, e che ho scritto già tante volte qui su questi quaderni, è che c’è già abbastanza sofferenza al mondo, guai ad aggiungerne dell’altra. E anzi, se possibile, cercare di alleviarla. Il buon Stutchnik ogni tanto mi chiama curato di campagna. Sia pure. D’ora in poi, il curato è promosso vescovo. E non intende scendere a compromessi con la crudeltà, la prepotenza, con la menzogna e le sofferenze che ci infliggiamo a vicenda. La vera difficoltà sta, dopo tutto, nel riconoscere il bene dal bene apparente. Fra il bene e il male, non c’è problema: piuttosto, ci sono forze vitali che operano sotto mentite spoglie. Bisogna stare vigili. Nel mondo animale ci sono casi, al cui proposito certi uccelli rappresentano un ottimo esempio, in cui l’istinto migratorio, che è una manifestazione dell’istinto di sopravvivenza, si manifesta invece in forma pericolosa, distruttiva. Come se questo istinto di sopravvivenza fosse scisso in due componenti antagoniste, che si minacciano mortalmente a vicenda. Già.


Tutto sta in questo verbo APPARTENERE.
Il segreto non sta nella soluzione, ma nel processo che ha occupato la mente. In cerca della soluzione il giovane monaco ha dovuto affrontare varie emozioni, dall’arroganza alla rabbia, alla disperazione, all’odio verso il Maestro, fino ad arrivare alla serenitá che ha spinto la sua mente al di lá del solito, lineare modo di ragionare, le ha permesso di pensare diversamente.
“….Sentivo che in fondo aveva ragione. Non che mi aspettassi una vita migliore di quella che ho fatto, ma l’idea che la parte più bella avesse ancora da venire mi pareva contenere una sua logica. Fino alla mia età si è fatto il proprio dovere, si è pagato il debito della conservazione della società, mettendo al mondo figli, lavorando. Si è giocato il ruolo che si è scelto o che ci è stato assegnato. Ci si è comportati come si deve, si è fatta la propria figura e ora, finalmente, si è liberi. Liberi non certo di andare in pensione. La pensione, intesa come lo stadio della vita in cui si è pagati per non far nulla? Anche quello che fraintendimento! Di nuovo un’interpretazione tutta materialistica della vecchiaia! La pensione è bella per quelli hanno da andare a dipingere, a pescare, a scalare le montagne o devono scrivere romanzi. Per me questo andare avanti nell’età significa solo diventare più franco, disinvolto, poter dire sempre quello che penso, occuparmi di quel che credo sia importante, anche se non pare agli altri. Ora si può finalmente essere liberi come da giovani non è permesso essere. Ora si può vivere fuori dagli schemi, fuori dalle regole che mantengono la società. E’ solo alla mia età che ci si può permettere la pazzia di essere presi per pazzi. Non ho forse già cominciato? Eccomi qua, davanti a un indovino! A trent’anni non l’avrei mai fatto! L’uomo mi ispirava.” (Un indovino mi disse. T.Terzani)
E’ strana la vita . Come le montagne russe.
Sono impulsiva di natura ma ho riflettuto a lungo prima di decidere se “volare” verso la Sardegna. Non so se ritrovarsi intorno ad un tavolo, guardarsi negli occhi, senza proclami, senza programmi, senza leader, è l’approccio canonico dei movimenti. Ma questo movimento degli invisibili è fatto di soffi d’anime, anime che vogliono volare , anime da troppo tempo costrette in spazi angusti, come uccelli in gabbia. Un guizzo improvviso del cuore mi ha detto: “ci devi andare ! questa possibilità un po’ “stramba” di ritrovarsi è un’ irripetibile occasione per far volare l’anima, ti hanno aperto lo sportello della gabbia, non essere indecisa o voli ora e forse per sempre, o rimarrai un uccellino lamentoso e cieco”. Cogli l’occasione prendi il volo, un volo di albatros, tra i profumi e i colori del mare e un senso di libertà ritrovato, senza aspettative, ….volo libero. Non so quale sarà il futuro del movimento, ma anche il solo provare queste emozioni vale 100 movimenti , il sapore della libertà, aver seguito cuore e anima e soprattutto poter condividere senza pudori ciò che senti e che tieni nascosto pensando di essere nata un po’ storta.
… ti ricordi : …”non si cattura il vento con le mani” …

Locomotiva , vagoni, treno , un viaggio, una meta.



Sono io,
..lasciate andare la fantasia, liberate il coraggio e immaginate nuove frontiere della vostra esistenza, dove i confini del possibile siano più ampi.
I ricordi scorrono





