Verità e Bellezza

agosto 24, 2008 § Lascia un commento

L’OCCHIO DEL POETA (tratto dal Blog di V.Binaghi)
…Dalla cattedra e nel laboratorio il pensiero percorre faticosamente la geometrica trama dei concetti, respingendo la seduzione delle immagini e superando con le lenti l’imperfezione dell’occhio, l’imperfezione del mondo soltanto veduto. Ma la sera, accanto al fuoco, vivo coi poeti nel cosmo grande e bello delle immagini… « Ma, professore», domandai, « questo significa dunque che Bellezza e Verità non possono mai incontrarsi?» « Certo, anche se non sempre fu così. All’alba della coscienza, gli uomini videro in questo mondo un grande corpo, e nel cielo stellato parole scritte per l’anima dall’Anima. Allora la felicità del sogno dimorava fra le cose e le cose avevano gli stessi palpiti del cuore. Questo accade anche a noi, quando la luce del sole tramonta dietro le montagne e, nell’ultimo baluginare del crepuscolo o nel primo dell’aurora, la coscienza ritrova il gusto dell’origine, come un bimbo che vive in noi sempre disposto a dare inizio all’avventura del pensiero, che principia dalla meraviglia. Ma il cannocchiale di Galileo ha liberato la scienza dalla confusione delle immagini, consegnandole per sempre al libro dei poeti, dove la felicità ha la sua legittima sede». Ci fu poi silenzio, un lungo istante. Improvvisamente mi balenò in mente un ‘idea assurda – sì, quasi pazzesca – che non potei trattenermi dal comunicare: « E se … se un cosmo che non si può abitare con tutta l’anima fosse anche non del tutto vero? Insomma, non ha mai pensato che in quel famoso cannocchiale di Galileo ci sia qualcosa che non va?» Bachelard scosse benevolmente il capo: « No, no ragazzo mio. Se continua così lei non sarà mai un uomo di scienza. Dia retta a me: pensare di giorno, sognare di notte – questa è la regola aurea». Quando me ne andai, il vecchio professore rimase sorridente e meditabondo, come noi studenti lo avevamo sempre visto, seduto su una panchina dei giardini dell’università. Quanto a me, non sono mai riuscito a capire come potesse vivere in due mondi. Ma erano davvero due? È vero, il libro della Scienza e quello della Poesia restavano ben distinti sullo scaffale, uno per il giorno, l’altro per la notte – ma non era lo stesso, puro sguardo di bimbo ammirato che ne scorreva le pagine? L’unità era forse nascosta in quel candore di cui il vecchio serbò per sempre il segreto.

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