La mia pausa pranzo

ottobre 21, 2008 § Lascia un commento

Papavero - Leh, India agosto 2008

Ho scelto di passare le mie pause pranzo da sola. Quando ho bisogno di gente, mi tuffo in qualche ristorante da Centro Commerciale in compagnia di un libro.
Oggi voglio cambiare, decido per la trattoria del paese.
Apro la porta, il primo istinto è quella di richiuderla e trovare un altro posto, ma ormai sono lì. Ottantaquattro paia di occhi , li ho contati aspettando si liberasse un tavolo, mi guardano , sono tutti uomini, unica rappresentante del genere femminile.
Paradiso o Inferno? Ma si, Paradiso goditi il momento è tutto tuo, via la timidezza, non sei più di primo pelo.
Mentro aspetto, mi sembra di essere come uno di quei piloni che vedi dalla cima di una montagna , un pennacchio sopra il mare di nebbia sulla pianura.
Mi dico di non abbassare lo sguardo e non piegare le spalle, guardateli tutti, uno a uno, e per vincere il disagio li guardo e li conto, ottantaquattro uomini.
E mica mammoline, uomini ruspanti, idraulici, camionisti, falegnami, muratori, quelli che quando passi da un cantiere ti fischiano e ti cantano “… affacciati alla finestra Amore mio..”, e non devi fare la figa di legno, altrimenti ti mandano a quel paese.
Mi siedo, sospiro, ora faccio parte anch’io della nebbia, mi metto tranquilla e spio.
Ascolto , parlano del cretino di turno che ha perso gli attrezzi da lavoro, di come si compra una Lamborghini o una Ferrari, tutto tra una bestemmia e l’altra, giocano tra loro a mostrare la rudezza, la ruvidezza, la loro virilità, fatta di forza, maschile.
Penso a me ragazzetta che con piacere trascorrevo le mie serate con i ragazzi ruspanti del paese, per loro ero una fighetta con il culo nel burro , mi tranquillizzava tanta schiettezza e mi divertivo. Più veri dei falsi compagni di Università sempre in competizione fra loro, a far gara a chi era più “intellettuale “ e sofferente del mal di vivere; ci si salutava sempre con quei bacetti melliflui di falsa intimità, bacetti di giuda, con pugnalata alla spalle.
Esco, mi fumo una sigaretta e mi godo il sole. E’ ottobre c’è ancora un bel sole, tiepido, da riviera.
Penso che anche il sole mi inganna come il nostro Premier e a volte ci inganna la vita.
Qui nel “superficiale” Nord, una volta l’arrivo di Novembre era la stagione delle nebbie e dei crisantemi, il mese della riflessione, il mese dei morti, il mese dei ricordi. Oggi esiste una sola stagione immutabile e falsa, quella del piacere, dei colori artificiali e del vuoto di Halloween.
Fine pausa, fine pensieri liberi, si torna al lavoro.

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