Verso Nord di Francesco Pecoraro

dicembre 21, 2008 § Lascia un commento

Cinquantesimo anno di navigazione.

Ormai sono rimasto solo.

Tutti, per un motivo o per l’altro, sono scesi ai vari approdi che abbiamo toccato, per rifornirci d’acqua, carne, verdura fresca.

Se ne sono andati a piedi, a cavallo o in canoa.

Alcuni di loro sono spariti senza una parola.

Altri dopo violente scenate, mugugni, recriminazioni.

I più se ne sono andati con un sorriso beffardo.

Qualcuno piangeva, altri esibivano la più perfetta indifferenza.

Tutti guardavano con preoccupazione, più spesso con ribrezzo, le macchie scure che mi sono comparse da qualche tempo sul volto.

Gli ultimi compagni mi hanno lasciato quando il ghiaccio ha cominciato a indurirsi, quando lo scafo non riusciva più ad aprirsi un varco nel pack e tutto si è bloccato.

Si sono presi un bel po’ di cose prima di partire.

Cibo, certo, carne salata, aringhe, gallette, ma anche armi e indumenti, e strumenti.

Tra loro c’era il mio amico più intimo, cui ho regalato il mio famoso colbacco di marmotta.

Qui ho legna a sufficienza per i prossimi dieci anni, poi si vedrà.

Hanno voluto l’ultimo sestante: quando ho provato ad obbiettare qualcosa, tipo che mi sarebbe servito per il ritorno, mi hanno guardato con quello strano sorriso.

Quale ritorno? mi ha chiesto uno di loro.

Hanno calcolato per bene il carico che il canotto poteva reggere, hanno costruito dei pattini da inferire sotto la chiglia, che gli avrebbero consentito di trascinarlo sulla banchisa fino all’acqua libera.

Gli premeva far presto, prima che tutto gelasse.

E così se ne sono andati.

Avrebbero potuto uccidermi, prendersi la nave e tornare con quella, ma non l’hanno fatto.

Mi chiedo perché.

Ho molta legna, certo, ma non una quantità infinita.

Ho cibo e candele, ma non una quantità infinita.

Possiedo molto carburante, molte munizioni, ma non una quantità infinita.

Le scorte di medicinali sono nutrite, ma si tratta di una quantità determinata.

Quindi posso restare qui molto tempo, e la prossima stagione, riuscendo ad avviare le macchine, potrei procedere ancora verso Nord.

Ma sono cosciente dell’esistenza di un limite temporale e tecnico-logistico per la mia impresa: a volermici mettere potrei calcolare con esattezza quanti anni, mesi giorni posso ancora durare.

La mia impresa è concettualmente molto semplice e consiste, né più né meno, nell’andare verso Nord.

Sono molto attratto dal Nord, per molti motivi.

Il primo è che non c’è nessuno.

Nessun rumore, solo freddo, l’odore del freddo e del ghiaccio, la trasparenza dell’aria, il suono metallico di qualsiasi fenomeno si produca a queste temperature.

Del Nord mi piace l’opposizione definitiva tra esterno e interno, la necessità di disporre di un interno abitabile, caldo, e fronte di un esterno completamente ostile, dove anche l’ultima molecola di ogni cosa è contro di te e la tua esistenza.

Loro non hanno capito e se ne sono andati.

Brave persone, ma incapaci di pensare oltre una certa soglia, incapaci di percepire la bellezza come sottrazione, l’urgenza di districarsi dal caos, di andare incontro al nulla.

Ecco, potrei definirli come insensibili all’arte naturale del nulla, o meglio di quello che più si avvicina al nulla.

Tutti sanno che l’idea del nulla ha due referenti principali (escludendo lo spazio siderale, perché ancora non accessibile): il deserto e l’oceano.

La banchisa polare è oceano solidificato e completamente deserto, se si escludono gli ultimi orsi, le residue foche.

Dunque è un buon esempio di nulla, sia pure per difetto.

Ora non è che io desideri particolarmente di perdermi in queste lande.

È piuttosto che mi ci hanno spinto.

Chi?

Non lo so con precisione, non una sola persona, ma piuttosto un complesso di circostanze, forse un complesso di persone.

Ogni cosa per me è sempre stata molto difficile, ho sempre avuto grandi difficoltà ad essere ascoltato, mi guardavano come per dire: va bene, ma sbrigati che adesso ho un altro appuntamento, ho da fare.

Oppure: sì, preparami un prospetto, quando avrò tempo gli darò un’occhiata.

Oppure: è molto interessante ma adesso non è il momento.

Oppure, molto più spesso, i miei inter-locutori/locutrici sembravano non sentire e continuavano sul filo di un altro ragionamento, il loro.

…. Eppure non facevo che additare loro quelle che mi parevano evidenze del tutto conclamate…

Ma dal momento in cui ho cominciato a progettare questa spedizione tutte le porte mi si sono spalancate davanti, come se non si vedesse l’ora di vedermi partire verso Nord.

È certamente paranoia, la mia, perché non si finanzia una spedizione scientifica solo per liberarsi del suo ideatore.

Non si allestisce una nave rompi-ghiaccio, solo per levarsi un tizio, per così dire, dalle palle…

Ci sono altri modi per togliersi qualcuno dalle palle che metterlo su una nave in partenza per il Nord, eppure…

Lo strano sorriso dei miei compagni poco prima di abbandonarmi…

L’aria attenta, risoluta, quasi soddisfatta, come se eseguissero istruzioni precise, che avevano mentre si preparavano a partire, quasi fossero pagati per farlo, pagati per andarsene e lasciarmi qui.

Ma intanto ho le mie scorte, non mi manca nulla, nemmeno la tv.

Posso sintonizzarmi solo su canali dove si parla una lingua del tutto sconosciuta.

Trasmettono in continuazione documentari su orsi polari e foche, sulle forme, le trasparenze, i colori che assume il ghiaccio, come se fossero esclusivamente rivolti a una popolazione polare, di esteti dell’acqua sotto zero.

Non sono infinite, le scorte, ma per adesso non ho di che pre-occuparmi e in seguito si vedrà: se non fosse per queste macchie nere sulla faccia…

Intanto leggo e rileggo Le avventure del capitano Hatteras di Jules Verne…

C’è un vulcano al Polo…

Un vulcano attivo, proprio in corrispondenza del Polo Nord…

Tutt’intorno la banchisa si è sciolta, il vulcano appare come un’isola al centro di un’enorme apertura circolare nel continuum del pack…

La lava che scende lungo i suoi fianchi provoca enormi colonne di vapore che si elevano a grande altezza…

Tutto quel calore si genera per l’attrito dell’asse terrestre durante la rotazione giornaliera del Pianeta…

Hanno fatto bene a lasciarmi qui, ci sto bene…

Sono padrone del campo, e che campo!

Il Re della Banchisa con i suoi fidi Cavalieri dell’Ordine di Borea…

Torneranno, certo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Verso Nord di Francesco Pecoraro su I miei passi.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: