Amo il mio disordine.

gennaio 2, 2009 § Lascia un commento

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27 gennaio 2008

27 gennaio 2009 .Giornata strana oggi, giornata di addii, ho voglia di stare sola e mi ritrovo alla Centrale di T. E’ un posto magico nelle mattine d’inverno, un posto di anime, silenzioso. Il fiume scorre tranquillo, poi si apre, si allarga, riposa, respira e infine si incanala nelle grate della centrale. Solo le anatre rompono il silenzio rincorrendosi, lasciano lunghe scie bianche sulla superficie piatta dell’acqua.
E’ una bella mattina d’inverno, fredda ma assolata. Sono sola, cammino lenta chiedendomi  se ho fatto bene a tornare qui, questo posto alimenta la nostalgia,  ma ho deciso di   non uccidere  i ricordi troppo velocemente per mettere a tacere la sofferenza, li voglio ripercorrere,  troppe volte ho girato pagina velocemente , ho girato le spalle alla vita, alla riflessione, ho girato le spalle a me stessa, alle mie ferite e alle mie sconfitte.
Mi fermo vicino alle chiuse , frugo nella borsa in cerca di un accendino, la mano  tasta,  il cervello cataloga :  monete, burro cacao, penna, caramella, niente accendino, proviamo la tasca anteriore, la mano tasta, il cervello ha un black out: ‘oggetti non identificati’. 
Sfilo il primo,  una calamita con disegnata una mucca con un cappello da cow-boy con relativa vignetta “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, molto trash, mi sento un po’ presa per i fondelli  dal caso; ricordo esattamente quando l’ho comprata,  in libreria, in coda alla cassa un anno fa, dicembre, vigilia di natale , non era per me.   Rimetto via la calamita, riproviamo , un nastro azzurro, …. il nastro di una confezione di cioccolatini … francesi, provenienza duty-free,  febbraio , niente acquisto, era un regalo. Anche  il nastro ho conservato! Non vorrei mai staccarmi dai ricordi,  disturbo compulsivo–ossessivo da accumulo. Guardo il nastro e lo getto nell’acqua,  è più  facile di quanto pensassi !  lo osservo mentre la corrente lo porta verso la grata della centrale,   stritolato!!
Mi rendo conto che il sentimentalismo sta prendendo il sopravvento, una strana confusione e un senso di inadeguatezza mi rende paurosa. Ho sempre avuto paura delle mie emozioni. Voler controllare sempre tutto,  voler dare un senso a tutto, trovare sempre il fine ultimo, controllare con le redini della logica e del razionale. Ma in questa storia non c’è il fine ultimo  e la fine è un inizio. Malgrado sia stata dolorosa, tormentata, incontrollata, ho imparato molto. Questa volta non ho  diretto, circoscritto.  Ho osato, ho accettato, mi sono messa in gioco, ho camminato su di un filo, ho usato il cuore nel tentativo di unire il visibile e l’invisibile, ho usato il cuore nel cercare il coraggio di fare le mie scelte, fuori dagli schemi , ho scoperto i miei limiti e in quei limiti la mia forza. Un inizio.
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