marzo 30, 2009 § Lascia un commento

Si ha paura di mille cose, dei dolori, dei giudizi, del proprio cuore, del risveglio,
della solitudine, del freddo, della pazzia, della morte… specie di questa, della morte.
Ma tutto ciò è maschera e travestimento. In realtà c’è una cosa sola
della quale si ha paura: del lasciarsi cadere, del passo incerto, del breve
passo sopra tutte le assicurazioni esistenti. E chi una volta sola si è donato,
chi una volta sola si è affidato alla sorte, questi è libero.
Egli non obbedisce più alla legge terrena, è caduto nella spazio universale
e partecipa alla ridda delle stelle.
(H.Hesse)

Per amore

marzo 29, 2009 § Lascia un commento

dsc_07361Tutto sta in questo verbo APPARTENERE.
Appartenere=sentirsi amati=bisogno d’amore.
Un bisogno d’amore grande.
E’ quell’Amore che non ha un nome, un luogo, un limite, un odore, un colore, una stagione, è quell’amore che è armonia, verità, bellezza. e’ quell’amore per uno sguardo sfiorato e sconosciuto, per un tramonto di straordinaria bellezza, per un oceano in cui perdersi, per la risata libera e cristallina di un bambino, per un urlo senza voce, per la mano che ti hanno teso. E’ quell’amore per un naturale ordine delle cose che ti possa regalare un senso di pace e di giustizia.
Per amore.

Ragionare

marzo 27, 2009 § Lascia un commento

Il segreto non sta nella soluzione, ma nel processo che ha occupato la mente. In cerca della soluzione il giovane monaco ha dovuto affrontare varie emozioni, dall’arroganza alla rabbia, alla disperazione, all’odio verso il Maestro, fino ad arrivare alla serenitá che ha spinto la sua mente al di lá del solito, lineare modo di ragionare, le ha permesso di pensare diversamente.

(T. Terzani)

Una valigia invisibile

marzo 23, 2009 § 2 commenti

2009-02-15_11-51-28“….Sentivo che in fondo aveva ragione. Non che mi aspettassi una vita migliore di quella che ho fatto, ma l’idea che la parte più bella avesse ancora da venire mi pareva contenere una sua logica. Fino alla mia età si è fatto il proprio dovere, si è pagato il debito della conservazione della società, mettendo al mondo figli, lavorando. Si è giocato il ruolo che si è scelto o che ci è stato assegnato. Ci si è comportati come si deve, si è fatta la propria figura e ora, finalmente, si è liberi. Liberi non certo di andare in pensione. La pensione, intesa come lo stadio della vita in cui si è pagati per non far nulla? Anche quello che fraintendimento! Di nuovo un’interpretazione tutta materialistica della vecchiaia! La pensione è bella per quelli hanno da andare a dipingere, a pescare, a scalare le montagne o devono scrivere romanzi. Per me questo andare avanti nell’età significa solo diventare più franco, disinvolto, poter dire sempre quello che penso, occuparmi di quel che credo sia importante, anche se non pare agli altri. Ora si può finalmente essere liberi come da giovani non è permesso essere. Ora si può vivere fuori dagli schemi, fuori dalle regole che mantengono la società. E’ solo alla mia età che ci si può permettere la pazzia di essere presi per pazzi. Non ho forse già cominciato? Eccomi qua, davanti a un indovino! A trent’anni non l’avrei mai fatto! L’uomo mi ispirava.” (Un indovino mi disse. T.Terzani)

Papa e Preservativo

marzo 19, 2009 § Lascia un commento

Il Papa in questa occasione avrebbe dovuto astenersi da ogni riferimento al preservativo. Avrebbe dimostrato buon senso e rispetto. Ma credo volesse dimostrare qualcosa d’altro, non buon senso.
Il discorso è stato sicuramente pensato e pesato e nulla detto per caso. Credo ci sia malafede in questo discorso. Un discorso da “colomba” ma che infila tra una parola ed un’altra un messaggio forte, a ribadire che la Chiesa è potente e non ha paura, non cede a nessun compromesso. “Vi riconfermo che siamo forti e vi sfido”.
La Chiesa ha conservato il suo potere grazie alla determinazione con cui difende i suoi dogmi. Hitler ne aveva preso esempio “non siamo un movimento, siamo una religione”ammirava l’assetto istituzionale della Chiesa e il suo essere antimodernista.
Mettere in discussione i suoi dogmi equivale ad una resa, ad un debolezza e una perdita di potere e controllo assoluto. La Chiesa non è democratica e aperta al confronto, cedere su questo sarebbe l’inizio della fine.
La religione cattolica offre una risposta al bisogno di spiritualità dell’uomo e alle sue eterne domande, ma chiede in cambio fede e accettazione assoluta dei suoi dogmi e del suo potere. Per i cattolici prendere o lasciare.

C’era una volta un cuore.

marzo 17, 2009 § 4 commenti

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C’era una volta un cuore.
Era un cuore color rosso vivo, grande, a volte irriverente e avventuroso; un cuore gonfio di ingenua curiosità. Era un cuore giovane e protetto da una pelle troppo sottile, troppo visibile e vulnerabile per non essere ferito. Si costruì, inconsapevolmente per sopravvivere, una fitta, fitta fila di sbarre, fino a imprigionare se stesso. Il cuore trascorreva le sue giornate in un ordine discreto, calmo e solo, lasciandosi galleggiare su una zattera di sughero. Un giorno, un soffio caldo, leggero e inquietante, lo sfiora. Quel calore prepotentemente riporta il cuore a lontane emozioni, assopite, ma mai dimenticate. Il soffio si infila tra le sbarre, il cuore lo vorrebbe allontanare, per paura di essere ferito, ma non lo fa. Lo accoglie, lo ascolta, sapendo fin dall’inizio che il soffio d’improvviso lo avrebbe lasciato. Si affezionarono, ricercavano la stessa cosa, stanchi di sopravvivere, cercavano un senso al loro vuoto e un briciolo di verità su se stessi. Il soffio, quando fu ora di partire, gli sussurrò di non dimenticarlo mai, il cuore sorrise, lo accarezzò … No, non si poteva dimenticare , come non ci si può dimenticare di respirare e di Vivere ogni mattina. Il cuore sa che non è la misura della distanza ciò che unisce o separa, ma è la misura dell’ appartenenza che non ci fa più sentire soli.

A volte.

marzo 14, 2009 § Lascia un commento

910_001E’ strana la vita . Come le montagne russe.
Salite lente, discese repentine, voli in alto e poi precipiti. A volte, lì sospesa,  trattenendo il respiro, nell’attesa di ciò che verrà. Altre volte metti i piedi a terra, che la testa ti gira ancora, confusa, in  preda all’indecisione se fare un altro giro o voltare le spalle. Se scegliere il vagone vuoto e girare in solitaria, o quello pieno di gente, ma forse alla quale non hai niente da dire o da ascoltare.

Dove sono?

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