Giovanni

luglio 28, 2009 § 1 Commento

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La guerra

La guerra distrugge la Terra/più ci evolviamo/più ci uccidiamo/Se facciamo attenzione/non ci sarà distruzione/se tutti vi arrenderete/di morti non ne avrete./Con i carri armati distruggiamo i campi arati/
Alla strage della fanteria si unirà l’artiglieria/BASTA FARE LA GUERRA. (giovanni)

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Sul mio balcone.

luglio 27, 2009 § Lascia un commento

07062009-DSC_0100Il desiderio di vedere sul mio balcone un fiore di rara bellezza mi accarezza ogni nuova estate. Ma so che  i fiori ricercati sono  i più delicati, i più bisognosi di cure, ma nel mio andar di fretta, nel mio: “li bagno domani” ,  le pianticelle  avvizzirebbero e inaridite, senza linfa vitale, lentamente morirebbero.

L’arrivo di una nuova estate mi metterà ancora una volta di  fronte ad una scelta.

Sarà nell’estate più matura che prediligerò un fiore diverso,  alla ricerca della bellezza più particolare, quella più celata, difficile da scorgere e da far crescere. Escluderò il comune geranio e la surfinia. E consapevole che non per sempre godrò di nuove estati, la volontà sarà forte nel dedicargli le cure e il tempo necessari. Permettere  alla pianta di germogliare e fiorire.

..magari ci si rivede a Dachau.

luglio 27, 2009 § 2 commenti

Siamo un paese di “stupidi”  e ne facciamo sfoggio senza riserve. Per cambiare questo “stato di stupidità ”  prima che diventi endemico e geneticamente trasmesso alle nuove generazioni,  sarebbero  necessarie almeno due volontà semplici. La prima: spegnere la televisione, la seconda: accendere il cervello. Semplici e complicate da attuare perché si intuisce e si intravede, la misura dell’abisso.

Per questo si preferisce essere lobotomizzati e artificialmente felici; la paura , il poco coraggio nel volersi fermare e guardare indietro  ci fa andare avanti, dominati. Se ci si sente “inquieti”, non si indaga, non ci si ferma a riflettere, lasciamo che meccanismi di comportamento, ormai acquisiti spingano la nostre azioni.

Siamo tristi? Una visita dal concessionario e cambiamo la macchina (pensando di cambiare pelle e identità), rinnovare il guardaroba, qualche lampada che ti fa più sano e più bello, al limite una ritoccata a tette e culo o un trapianto di capelli, una scappata in palestra, perché bisogna essere in forma e sfuggire alla vecchiaia,  sfuggire al naturale corso della nostra esistenza, sfuggire alla morte, con il desiderio di vivere più a lungo possibile, rincorrere l’immortalità attraverso l’eterna giovinezza del corpo, ma a che scopo, con quale fine. Marinella, (annunciatrice tv, personaggio dell’invisibile Daniele Luttazzi) presentava  la Messa così :“ un giallo senza finale a sorpresa”, e così è la nostra vita.  Ma desideriamo essere così “reali” pensando di poter vivere un finale diverso.

Se l’odore di morte è più forte  ci   aggrappiamo  alle cose materiali, falsamente vivi,   ci affanniamo ad ingannarci e a corromperci.

Questa sera bagno di folla in città, cosa che faccio  raramente, come guardare la tv , che  non vedo da quasi due anni. Mi siedo, ceno in piazza e guardo. Tutti uniformati, si distingue qualche turista dei voli low cost di Ryanair. Non mi riconosco e mi dico che forse val la pena starsene a casa. Non riesco più ad arrabbiarmi,  ma ciliegina sulla torta: ecco comparire in Piazza Vecchia la “ronda”. Neanche fosse la stazione Centrale di Milano, ma anche lì a che servono le ronde? . Ma da quali pericoli ci devono proteggere? Immigrati, drogati, prostitute … penso alle “facce di chiulo” dei  nostri politici, e del  Vaticano, i dominanti a braccetto,   ai loro sorrisi sornioni soddisfatti nel vedere compiersi sotto i loro occhi , le conferme delle loro “strategie” (loro pensano!). Con le ronde stanno preparando una rete di controllo del territorio, una volta creata, nelle ronde  ci infilano le teste calde, gli uomini fidati e il gioco è fatto, ecco un esercito, una struttura parallela armata, a completo servizio dei padroni.

I “rondisti” si  mettono in mezzo alla piazza, con un fare , “in odore di potere” datogli dalla divisa. Sono ridicoli e ci sarebbe da ridere, ma mi viene difficile. Mi sale una rabbia, mi rendo conto che stanno  limitando la libertà dei deboli, ma anche la mia e sono degli “stupidi” qualsiasi  che si prestano ad un gioco subdolo con regole e finale già scritto, mi chiedo se ne sono consci.  Mi sale rabbia perché nessuno vuol vedere o rileggere la storia, non ci vuole un gran cervello per capire, ma a chi importa? Chi vuol rinunciare ad essere lobotomizzato, si aprirebbe un vuoto cosmico. Finirà un’altra volta con le liste di proscrizione?

Ci sono tutti gli ingredienti, paura, crisi economica, status raggiunto da difendere, mezzi di informazione “a servizio”, la televisione per eccellenza , potente voce di  un’informazione pilotata e madre del pensiero unico.

Pagheranno i ribelli, i vivi,  i deboli  e i nemici creati a tavolino, pagheremo tutti.  Chissà magari ci si rivede in un Club Vacanze a  Dachau.

Abbiamo tutti dei figli e ho timore per il loro futuro e vorrei  per una volta un gesto “reale”:

 mettere al rogo la tv. Ricreare il silenzio, quello prima di ogni creazione e di ogni metamorfosi,  e rimetterci in contatto, non con il “reale” ma con un altro mondo possibile che possa fare di noi Uomini migliori.

Passi.

luglio 24, 2009 § Lascia un commento

Dalle scale arriva un rumore. Rumore di passi. Tacchi a spillo. Intensità diverse tra un passo e l’altro come se la donna fosse zoppa. La immagino con un vestito elegante. Un travestimento. Quell’ incedere “zoppo” tradisce la sua mancanza di leggerezza e di bellezza. Zoppa anche nell’anima.

Strane visioni

luglio 23, 2009 § Lascia un commento

1968.jpgSono in macchina, sono senza sigarette e faccio una deviazione in direzione del tabaccaio del paese. Compro le sigarette, risalgo in macchina e imbocco la via principale dietro al Municipio. La via costeggia il viale della Chiesa di San Sebastiano. Il viale e il sagrato sono stati ristrutturati qualche anno fa, gli alberi sono cresciuti e abbracciano il viale. Il sagrato e il viale sono vuoti, sembra che tutti si siano dati appuntamento da qualche altre parte.
La simmetria degli alberi e l’ordine che regna mi danno un senso di serenità.
D’improvviso il viale e il sagrato si popolano di persone. Sono vestite a festa, c’è il sole, tutti sembrano allegri, in attesa, fintamente indaffarati. Le donne in tailleur tinta unita, con i capelli cotonati, sandali tipo Chanel neri con il cinturino alla caviglia e la borsetta sottobraccio abbinata al colore delle scarpe. Gli uomini ben sbarbati, con l’abito doppiopetto, grigio o blu gessato, scarpe nere lucidissime e i capelli con la riga.
Vedo i miei parenti liguri, Flavia, cugina di mia mamma, ride e parla, parla, suo marito un bel uomo abbronzato, affascinante, mi sono sempre chiesta come avesse potuto sposare Flavia. Mia mamma è a disagio, in molte occasioni la vedo così, come se non fosse mai il posto giusto dove stare, sempre in allarme, sospesa, a difendersi dai pericoli che vede in ogni angolo della vita, sorride timidamente. Mio padre non lo vedo, di sicuro si è dimenticato qualcosa di importante da fare all’ultimo minuto e ha fatto una “scappata” da qualche parte. Ci sono anch’io. E’ il giorno della mia Prima Comunione. Sono carina, delicata, ho paura di rovinare la veste lunga, bianca. E’ un giorno speciale e sono agitata, un po’ sperduta. Ho la croce al collo, scarpe bianche e guanti bianchi di raso. Mi piacciono i guanti bianchi è un tocco femminile, un tocco che non mi concedo mai con il mio fare la dura vestendomi da maschio. Ho i capelli sciolti che arrivano all’altezza delle spalle, anche quelli mai troppo lunghi, un cerchietto di roselline bianche mi dà un’aria candida. Mi piace guardarmi, mi faccio tenerezza.
Tutto si dissolve.
Non ho nessuna fotografia della mia Prima Comunione, chissà se tutto era davvero come me lo sono immaginato.

Un istante

luglio 14, 2009 § Lascia un commento

Sull’albero che scorgo dalla finestra si posano dei passeri.
I giovani rami si piegano accogliendo la loro sosta, flettendosi morbidi.
I rami mossi dal peso e dal vento li cullano dolcemente.
D’improvviso i passeri riprendono il loro volo.
Flettendosi i rami hanno permesso all’uno di unirsi all’altro, un insieme.
E’ un istante, la sua bellezza.

da Una pace perfetta. Amos Oz

luglio 5, 2009 § Lascia un commento

amos ozIn questo preciso istante io dovrei tornare, svegliare Azariah e dirgli: mio caro, questa è la risposta che invano cercano il tuo Spinoza e il signor Hugo Boxel e tutti quei sognatori che continuano a domandarsi se sia rimasto al mondo un briciolo di giustizia e, in caso affermativo, dove si trova? Buongiorno Azariah, svegliati, e anche tu Rimona, su, metti il bollitore sul fuoco, sono partito e sono tornato e ho scoperto dove sta di casa la giustizia: solo nei sogni. Giustizia per tutti, e in abbondanza, per ciascuno secondo le sue possibilità e i suoi bisogni, perché lì nei sogni, c’è il vero kibbutz, come dovrebbe essere. Perché nei sogni neppure il capo di uno stato maggiore può dirti che cosa fare e cosa non fare, nemmeno a se stesso può dirlo, perché dorme come un gatto, senza divisa e senza gradi e senza niente. Andate a dormire compagni la giustizia vi sta aspettando laggiù, dentro i sogni. Solo io starò sveglio. Io non voglio dormire, voglio impazzire. Non cerco nessuna giustizia, io, cerco la vita. Che è più o meno il contrario della giustizia.

Questo impulso interiore, il desiderio di prendere e dare tutto quello che si ha per qualcosa che non potrà mai esistere, ha una vaga somiglianza con il moto dell’universo stesso, l’orbita delle stelle, l’alternarsi delle stagioni. La parola giusta è forse, spasimo.

Ho pensato che la morte verrà da me una mattina d’inverno e che la mia vita si concluderà senza che io sia arrivato nemmeno a una definizione, per quanto irrilevante, senza che io abbia capito nulla di nulla. In quel momento mi è spiaciuto per il mio flauto, che dopo trent’anni non ha avuto da me altro che esecuzioni mediocri, certo non stonate tuttavia senza mai conoscere nemmeno qualche istante di perfezione, di estasi.

Da remote profondità dentro di me, è giunta una specie di quiete. Come se fossi diventato un altro. Come se fossi riuscito ad eseguire dal mio flauto un brano particolarmente difficile, un brano che provavo invano da molti anni. Come se fosse sorta in me la fiducia che d’ora in poi sarei stato capace di suonarlo sempre, senza stecche e persino senza una particolare fatica.

Il principio che mi anima, e che ho scritto già tante volte qui su questi quaderni, è che c’è già abbastanza sofferenza al mondo, guai ad aggiungerne dell’altra. E anzi, se possibile, cercare di alleviarla. Il buon Stutchnik ogni tanto mi chiama curato di campagna. Sia pure. D’ora in poi, il curato è promosso vescovo. E non intende scendere a compromessi con la crudeltà, la prepotenza, con la menzogna e le sofferenze che ci infliggiamo a vicenda. La vera difficoltà sta, dopo tutto, nel riconoscere il bene dal bene apparente. Fra il bene e il male, non c’è problema: piuttosto, ci sono forze vitali che operano sotto mentite spoglie. Bisogna stare vigili. Nel mondo animale ci sono casi, al cui proposito certi uccelli rappresentano un ottimo esempio, in cui l’istinto migratorio, che è una manifestazione dell’istinto di sopravvivenza, si manifesta invece in forma pericolosa, distruttiva. Come se questo istinto di sopravvivenza fosse scisso in due componenti antagoniste, che si minacciano mortalmente a vicenda. Già.

Dove sono?

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