Requiem

novembre 4, 2009 § Lascia un commento

 ed ecco per te il mio requiem senza parole con la bocca piena di erba e di felci azzurre ecco il mio requiem della corifera che non è creduta, della Cassandra che è vilipesa magnifico esempio di segreta impresa tu solo mi esalti e mi incanti perché sei colui che non si può prendere ed essendo fermo sulle rive del Gange in perenne contemplazione aspettando che passi la pagliuzza d’oro della conoscenza e dell’era eterna tu che sei scaltro più della pietra e più duro del sasso e che pensi perennemente pensi alle ere pitagoriche e che veneri Socrate e che infine sei Paolo di Tarso atterrato dalla fede infinita ebbene io ti disarcionerò dal tuo cavallo d’amore filiale desiderante farò di te un martire dell’ombra perché il segreto della tua tristezza è l’ordine e il disordine delle cose create perché io non sono dissimile a tua madre a Cerere eterna e infine sono anche la primavera che si mette sugli alberi insieme alla rugiada e tu ami la rosa della vergogna che mi trovo appuntata sul petto e tu le esalti e le scorri con le tue dita feconde. Potessi così capire il mio desiderio che si apre il fiore della carne infinitamente bella e trovarvi dentro il seme insaziabile dell’amore e dell’ebbrezza potessi sprezzante te spargere sangue insieme disseminare la discordia degli abissi perché sei il murmure pieno e il precipizio delle albe e perché infine tu conosci il senso della bellezza. Io aborro pensare ma aborro anche muovermi nel caos infinito. (A. Merini)

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