8 agosto 2009

febbraio 20, 2010 § Lascia un commento

Lima

Sono le 4 del mattino, non riesco a dormire a causa del fuso orario. Mi alzo e faccio una doccia. La camera è umida, le lenzuola sono umide. Siamo arrivati ieri alle 17 ora locale. Ad attenderci Stefano che lavora per l’agenzia viaggi.
A Lima è inverno, fa freddo e umido. La città è coperta da una strana nebbia , sembra irreale. La nebbia, il traffico, le case e i negozi fatiscenti della periferia, la rendono lugubre, poco accogliente. La guida ci porta in albergo, zona Miraflores che con Isidoro erano una volta i quartieri dei ricchi peruviani. Quartieri affacciati sull’ Oceano Pacifico. Doveva essere un posto di una bellezza straripante , prima che il progresso compisse la sua opera di imbruttimento. I ricchi hanno lasciato  la costa, si sono trasferiti verso le montagne, per la nebbia, per il traffico e la voglia di pace. Un tempo non c’era la nebbia a Lima. Arrivati in albergo salutiamo Stefano, lasciamo i bagagli. Prendiamo un taxi verso il centro per mangiare qualcosa,  in riva all’Oceano. E’ già buio, non ho idea di come sia il mare. Il posto non è molto diverso da un nostro squallido e caotico centro commerciale, con la differenza che è all’aperto e avvolto da una cappa umida. Gli effetti della globalizzazione ci uniformano tutti, anche a Lima, KFC con i polletti fritti, Starbucks con i suoi caffè imbevibili, tutti alla ricerca dell’omologazione, una forma di certezza e appartenenza.

Sono le cinque, Giovanni dorme , scendo nel patio dell’albergo e mi accendo una sigaretta.
Penso al viaggio e penso a me. Lima è umida, come la mia anima e l’umido fa male, sarebbe preferibile un secco asciutto, costante, sterile, asettico, meno fastidioso, più salutare.

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