La Pantera

febbraio 6, 2010 § Lascia un commento

La Pantera

Il suo sguardo, per lo scorrere continuo delle sbarre,
è diventato così stanco, che non trattiene più nulla.
E’ come se ci fossero mille sbarre intorno a lui,
e dietro le mille sbarre nessun mondo.

L’incedere morbido dei passi flessuosi e forti,
nel girare in cerchi sempre più piccoli,
è come la danza di una forza intorno a un centro
in cui si erge, stordito, un gran volere.

Soltanto a tratti si alza, muto, il velo delle pupille.
Allora un’immagine vi entra, si muove
Attraverso le membra silenziose e tese
E va a spegnersi nel cuore.

R.M. RILKE

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Rilke 4 dicembre – Alla Musica.

dicembre 4, 2009 § Lascia un commento

2008 - India

Ringrazio Ulderico, sensibile traduttore di Rilke,  a cui sfacciatamente ho richiesto una poesia per il mio compleanno e da persona gentile quale è me l’ha inviata. Grazie.

come ti avevo promesso eccoti una poesia di Rilke, è una poesia che fa parte delle opere postume non pubblicate in vita da Rilke . L’ho tradotta stamattina per te.

Rainer Maria Rilke
Alla musica

Musica: respiro delle statue. Forse :

silenzio delle immagini. Il linguaggio quando
i linguaggi si arrestano .Tempo,
che diritto resta verso dove precipitano i cuori.
Sentimenti per chi?O, tu, metamorfosi
dei sentimenti in cosa? In paesaggio che puoi udire .
Tu straniera : Musica. Spazio del cuore che ci oltrepassa .
L’ addio che più ci appartiene e che oltrepassandoci
di là da noi trabocca, sacro :
perché la nostra interiorità ci è intorno come
la lontananza più familiare, come l’altro

versante dell’aria :
pura,
immensa,
non più abitabile .

Traduzione di Ulderico Pomarici

SE

gennaio 20, 2009 § Lascia un commento

Se un cavallo fosse solamente un cavallo
e non tutti i terrori che fremono nella sua coscia rotonda
o la tempesta che scuote la criniera
se non fosse l’occhio visionario e folle
che cela il segreto dell’acqua
o la coda imperiale nella sua forma arcuata
a sferzare lo schiavo
se esso non fosse un’oscura montagna
sotto di te
ma – come è – un animale timoroso e irruente
pronto a valersi di ogni astuzia
per essere libero e giocare
e tu sapessi amarlo con tenerezza
ma non seriamente –
quando si impenna sulla sabbia
gli assesterai un colpo deciso nei fianchi
spingendolo fra le onde.

Donatella Bisutti

La pietà

dicembre 11, 2008 § Lascia un commento

Sono un uomo ferito.
E me ne vorrei andare
E finalmente giungere,
Pietà, dove si ascolta
L’uomo che è dolo con sé.
Non ho che superbia e bontà.
E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.
Ma per essi sto in pena.
Non sarei degno di tornare in me?
Ho popolato di nomi il silenzio.
Ho fatto a pezzi cuore e mente
Per cadere in servitù di parole?
Regno sopra fantasmi.
O foglie secche,
Anima portata qua e là…
No, odio il vento e la sua voce
Di bestia immemorabile.
Dio, coloro che t’implorano
Non ti conoscono più che di nome?
M’hai discacciato dalla vita.
Mi discaccerai dalla morte?
Forse l’uomo è anche indegno di sperare.
Anche la fonte del rimorso è secca?
Il peccato che importa,
Se alla purezza non conduce più.
La carne si ricorda appena
che una volta fu forte.
E’ folle e usata, l’anima.
Dio, guarda la nostra debolezza.
Vorremmo una certezza.
Di noi nemmeno più ridi?
E compiangici dunque, crudeltà.
Non ne posso più di stare murato
Nel desiderio senza amore.
Una traccia mostraci di giustizia.

La tua legge qual è?

Fulmina le mie povere emozioni,
Liberami dall’inquietudine.

Sono stanco di urlare senza voce.

G.Ungaretti

Auguri

dicembre 4, 2008 § Lascia un commento

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere di incontri

se il pensiero resta alto e un sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,

ne’ nell’irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro

se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti – finalmente e con che gioia –

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche profumi

penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,

va in molte città egizie

impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –

raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio

metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Costantino Kavafis

Le candele – Costantinos Kavafis

novembre 2, 2008 § 2 commenti

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

L’equilibrista

settembre 1, 2008 § Lascia un commento

Fermo sulla corda dell’attesa,thumbnailcawv7lrl
il cuore in tumulto,
preda della vertigine,
aspetto i giorni che verranno,
ma a volte sospeso in equilibrio
sfido l’abisso su di un filo di speranza
e mi esibisco con quattro amici saltimbanchi,
mi commuovo con loro
se mi riesce di non cadere
nel vuoto senza rete.
Con la mente saltello sul filo
strappando attimi alla vita.
M. Agazzi

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